Elogio della gratuità

Appare così ingessato il panorama dell’esperienza umana, che la strada verso la profondità viene sempre più spesso giudicata preclusa.

Eppure accadono quei momenti in cui invece sorprendentemente quella strada si spalanca, favorendo la nostra connessione ai mondi più profondi, dove coesistono tutto il passato dimenticato che vela il presente e il futuro insospettabile che si va già generando. Gli abissi delle emozioni, che rendono tali il passato e il futuro, allora si rivoltano, facendoci assistere allo spettacolo sconvolgente di noi stessi quali siamo e della nostra connessione con ogni cosa, anche la più rivoltante. Si tratta di momenti di apertura e di radicale rivolgimento che andrebbero prolungati quando accadono, con coraggio ricercati, magari provocati, e che invece diventano sempre più rari.

È difficile oltrepassare l’armatura che ci riveste. Anche quando mostra qualche falla, attraversarla e puntare in profondità è un’impresa estremamente ardua, tante sono le strade che sviano. Gli input che riceviamo sono molteplici e tutti, o quasi tutti, spingono verso l’orizzontalità, promettendoci la beatitudine e l’intontimento dell’oblio.

La storia delle arti e della letteratura va di pari passo con la storia dell’ispessimento di questa armatura; ne mostra spesso in negativo la forza opprimente, mettendo in scena il volto sempre più enigmatico di tutto ciò che pulsa in profondità, perché visto attraverso l’ingannevole e soffocante cappa che lo riveste.

Assistere all’improvvisa apparizione della propria natura, senza averla mai conosciuta; reggere la visione di qualcosa che è insieme così familiare e ignoto: è dalla radice di questa epifania sempre cercata e corteggiata, che l’arte trae la sua forza.

Io non so se esistono degli stratagemmi sempre validi per sabotare questa armatura. Mi pare anzi che, come spesso accade, prenderla di sorpresa, con colpi inattesi, si riveli alla lunga la strategia migliore. Quello che mi sembra sempre più evidente, dato lo stretto e perverso rapporto che quella armatura intrattiene con l’utile, è il ruolo fondamentale che la gratuità può avere nel condurci al suo oltrepassamento.

Forse la gratuità in sé è perfino un’illusione, vista la catena di causalità che lega ogni cosa e ogni azione. Ma il semplice tentativo di spogliare i nostri gesti dai più superficiali dei secondi fini li connette a ragioni più profonde, con una insolita trasparenza. Accade così di precipitare in luoghi imprevisti, di visitare nostre intime motivazioni che non sospettavamo di avere.

La gratuità è forse allora la parente più prossima dell’arte, il più collaudato dei metodi di esperienza della profondità.

(nell’immagine: Francis Bacon, Three studies for a Self Portrait)