Si trattò di un periodo durato vari lustri, in cui la politica italiana aveva cercato di risolvere la sua crisi di credibilità, mostrando un volto umano; il che non vuol dire necessariamente mostrare un bel volto, né un volto buono. Erano infatti emerse, perlomeno tra i personaggi politicamente più significativi e incisivi, facce sorridenti e fatue molto simili a quelle della pubblicità, forse perché lo spirito pubblicitario e il codice del buon venditore erano la vera sostanza culturale di buona parte della classe politica italiana, il commercio il suo solo orizzonte di senso, sofisticazioni di dubbio gusto il suo solo modo di intendere l’umanità. O, più semplicemente, in quell’atteggiamento che faceva della persuasione la sola meta da raggiungere ad ogni costo, in particolare facendosi beffe della verità e del buon senso, si ravvisava la sola possibilità di sviare l’attenzione generale dalla enorme paralisi determinata dalla iperburocratizzazione in cui ci trovavamo impantanati da decenni e di cui la classe politica tutta, senza distinzioni, riteneva opportuno non occuparsi, dal momento che raramente chi ha la responsabilità di una crisi poi si rivela in grado di trovare, o anche solo motivato a cercare, una soluzione. Era così emerso un volto umano grottesco, che amava parlare con toni diretti alla gente, raccontando falsità, ovviamente, ma pur sempre un volto dalle sembianze umane, non associabile in alcun modo alla mostruosa macchina burocratica statale che mostrava di osteggiare, mentre ne era, in sostanza, un perfetto rappresentante. Non poteva del resto essere altrimenti, per un alto rappresentante dello Stato italiano, come tutti gli italiani ben sapevano.
A dirla tutta c’erano state, anche in quel periodo, brevi parentesi in cui il potere era stato occupato dalle vecchie facce bonarie, studiate per dare l’impressione di governare con spirito di servizio e noncuranza di sé, ormai tutte generalmente associate ad una mano di ipocrisia stesa malamente sopra la più avida sete di potere. In altre, altrettanto brevi, parentesi, avevamo addirittura potuto assistere ad un colpo di coda della dignità della politica, che aveva preteso di mostrare il volto nudo della burocrazia al potere. Tutte queste parentesi, com’è facile immaginare, si risolsero rapidamente in assoluti fallimenti, perché il popolo, disgustato com’era dalla realtà non meno che dalla politica, si rifiutava categoricamente di tollerare un potere che non negasse la realtà o semplicemente pretendesse di governare con il solito vecchio volto, un po’ imbelle a dire il vero, della politica italiana.
