La Steppa

In un tempo molto simile al nostro, forse un ipotetico futuro prossimo, la società postindustriale in decadenza fronteggia terrorizzata l’avanzata del mondo selvaggio. Vituperata e temuta, la Steppa è in realtà il luogo vivo e pulsante che sta tornando a inglobare una civiltà terminale, costruita su finzioni, inganni ed espunzioni. Della Steppa è entrato col tempo a far parte tutto ciò che la società nega; questo groviglio naturale di verità e vite marginalizzate ha il potere di generare incubi nell’immaginario dei cittadini, da sempre oscuramente consapevoli che tutto ciò che è stato violentemente represso ed espulso è destinato a tornare, presto o tardi, con forza indomabile e soverchiante, diventando implacabile proprio quando la finzione sociale comincia a perdere la sua baldanza.
La paura generatrice d’odio e violenza è quindi l’estremo rifugio che ancora sembra poter dar fiato a una società che si sente spacciata; ma, con l’illusione della sicurezza e il sogno di garantirle gloria e conquiste, ne accelera, in realtà, la decadenza.
Da questa paura nascono i centoneri, forze paramilitari che rapidamente si appropriano del potere, svuotando di significato le precedenti istituzioni, senza neppure preoccuparsi di destituirne ufficialmente i protagonisti. I sindaci sono di fatto senza potere ma ufficialmente ancora in carica, le elezioni vengono eternamente rimandate, permane ufficialmente quella parvenza di democrazia che il nuovo potere non ha alcun interesse ad abrogare. È troppo impegnato, il potere reale, a creare un cortocircuito folle e potente tra paura e odio nella pancia della società; i vecchi simulacri del potere, fatti oggetto di scherno, rappresentano un divertente diversivo tra una ronda e una retata.
Il protagonista cresce in questo contesto aspirando naturalmente a qualcosa che possa oltrepassarlo, affrontando sin dall’infanzia la paura del selvaggio e dell’ignoto e cercando in se stesso la forza e il coraggio per perseguire una meta differente. La sua esperienza si costruisce grazie anche ai suoi due amici, di cui presto perderà le tracce, ma che segneranno come due coordinate la sua formazione.
Aili, una ragazza di origini finlandesi dai capelli così biondi da sembrare quasi bianchi, è la purezza esotica e nordica, incomprensibile per chi appartiene a una società morente e incattivita. Dove potrà finire la sua storia? Quale sarà, in una società simile, il percorso della bellezza sfuggente e incompresa, che ha in sé la capacità di alludere ad altro, alla possibilità che gli ideali attraversino il fango senza macchiarsi? Solo chi può immaginare un mondo diverso potrà comprenderla e amarla rispettandola.
Zeno è il coraggio e la forza d’animo che non cambia strada di fronte alle violenze e alle prepotenze. Chiunque incroci il suo sguardo che spesso oltrepassa l’orizzonte, comprende che niente potrà dissuaderlo dal seguire la sua strada e che nessuna intimidazione o minaccia potranno scalfirlo.
Il protagonista sarà chiamato a confrontarsi molto più tardi con quei segni dell’infanzia che chiedevano di essere interpretati, passando come per una cruna attraverso gli insegnamenti incarnati per lui dai suoi due amici: l’ideale a cui tendere e il coraggio per perseguirlo.

Sergio Baratto, La Steppa, Mondadori Strade Blu, 2016.