Le pietre nelle parole

“Vedo il fascino delle parole.”
Lei mi parla muovendo le mani, i suoi occhi cercano costantemente un punto in cui riposare, ma sanno di non poterlo trovare. Qual è il motivo del nostro incontro?

“Vedo la fatica delle parole.”
Sfoglia un quaderno che contiene i suoi appunti; fogli sparsi, documenti accumulati in anni. Mi chiedo che fine faranno tutti quei ritagli di giornale che hanno richiesto un lungo tempo di ricerca, passione e amore per poter essere scovati, letti, ritagliati, riletti, incollati e archiviati. Hanno un valore sufficiente a traghettarli nel tempo? Il suo archivio è incompleto. Il tempo è ingrato e non perdona. Il suo archivio è poco funzionale. Lei carezza o forse tormenta la copertina rigida del suo raccoglitore.

“Vedo l’inganno delle parole.”
Per quale razza di motivo sono qui? Non riesco a capire di cosa stia parlando. Devo aver perso un passaggio, un punto cruciale che mi avrebbe permesso di capire questa storia. Colgo solo una parola qua e là e attendo fiducioso che il discorso torni su un terreno che sappia farsi riconoscere; pianterò lì un nuovo palo, come un nuovo inizio, a quel palo sarà legato un filo che mi porterò dietro e mi aiuterà a non perdermi ancora.

“Vedo il filo delle parole.”
Se non fossi qui, sarei da mia madre. Lei saprebbe cosa dire. Lei mi direbbe cosa dire. Una lunga lista di consigli che hanno una parentela ormai troppo lontana con l’esigenza che li ha causati. Me ne stancherei. Prenderei ancora la porta di casa, perché avrei di nuovo un buon motivo per uscire. Afferrerei affamato ogni segno incomprensibile e me ne sfamerei. Mi muoverei nel mondo come in una foresta di simboli e il tempo passerà, perché il tempo è ingrato e non perdona. Ogni simbolo finirà col diventare specchio di un altro simbolo. Me ne starò per un po’ fermo lì, circondato da specchi che non sapranno riflettermi. In qualche raro spazio opaco non colonizzato, con gli occhi chiusi, ritroverò il filo. Non potrò fare a meno di seguirlo, chiedendogli di sorprendermi, di portarmi ancora in un luogo in cui si perde il filo. Ci crederò davvero?

“Vedo le pietre nelle parole.”
Ci si costruisce una casa e ci si arrocca. Si guarda con sguardo torvo fuori, per assicurarsi che la casa regga e che niente la minacci. Sai dirmi il motivo per cui non l’ho mai fatto? Era questo il senso? Sai dirmi il motivo per cui mi sono ostinato a far correre le parole? Forse non erano che sassi. Sassi che rotolano. Stringo una mano come altri attraverserebbero una porta. Ci si ritrova sempre senza difese in un luogo che ha punte acuminate. Ogni incontro non è che un messaggio di un luogo interiore e poco lusinghiero. Non sarebbe dovuto venir fuori proprio ora. Dov’è il filo? Prendi l’auto e segui la strada conosciuta. Non pensare. Guida e non pensare. In ogni caso, non sei tu a guidare. L’abitudine penserà a tutto il resto.