Questi diari scritti nel 1919 rappresentano uno spartiacque tra la straordinaria e folgorante parabola artistica di Vaslav Nijinsky e la sua odissea negli ospedali psichiatrici. Nella scrittura ossessiva riluce, avvolta in una musicalità spontanea intessuta di incandescenza verbale e temi ricorrenti, la straordinaria sensibilità dell’artista, che trova in un nuovo mezzo espressivo un provvisorio, ma necessario e vitale canale di sfogo.
Attraverso la porta socchiusa del delirio, l’abisso della follia fa costantemente sentire la sua presenza minacciosa. Chi legge sa perciò di avventurarsi in un sottile e fragilissimo equilibrio costantemente assediato dal caos. Potrà attraversarlo come un santuario sacro, perché destinato a crollare, eretto come fragile ed estremo dono dal naufrago ancora vivo, proprio perché rischia di annegare nel mare che pure ama con tutto sé stesso; perché in quel mare, increspato da onde minacciose, chi scrive annaspando scopre il suo stesso abisso.
