La scimmia e lo specchio

A volte mi riesce di entrare nel grembo del silenzio, come in un parto all’incontrario. La mia testa rasata subisce la necessaria compressione e mi ritrovo fuori dalla portata della scimmia. Non la sento più agitarsi e non devo farla giocare con liste di spese e incombenze per tenerla buona, alla continua ricerca di un compromesso sempre provvisorio. In quel silenzio tutto si dilata, come sottratto al tempo. Scopro che non è vero che un minuto è un minuto. 

Altre volte provo a proiettarmi in quello spazio franco senza riuscirci. Mi nascondo e respiro piano. Provo a chiudere gli occhi, a utilizzare tappi per le orecchie, nella speranza che il silenzio indotto da fuori partorisca il silenzio di dentro. Ma la scimmia in qualche modo mi raggiunge e mi fa toc toc sul cranio non abbastanza compresso. Senza accorgermene, mi ritrovo a pensare a qualcosa che non ha la minima importanza, con l’intensità che andrebbe riservata a cose della massima importanza. 

Non è facile indurre un parto simile, nonostante quando avviene tutto appaia così facile e naturale. Il problema è lo specchio in mezzo. Troppo spesso ci si sbatte inutilmente la testa.