Al mercato

Eredi indiretti di quelle fiere medievali, che accoglievano una o due volte l’anno mercanti venuti da ogni angolo del regno, certi mercati settimanali meridionali rappresentano ancora oggi un rito che per molti sarebbe un reato disertare. Le regole della viabilità, di ben più tenera età, mal si confanno a tradizioni che non contemplavano mezzi diversi da quelli trainati da cavalli e, forse anche per questo, il caos che ne deriva è tollerato da tutti così di buon grado. 

Oggi, a un certo punto, un ombrellone ha preso il volo, grazie ad un imbizzarrimento improvviso del famigerato vento locale. Senza emettere neppure un suono di sconcerto, la mercante, impegnata a recuperare la merce sparsa a terra, ha mantenuto la sua compostezza e non ha accennato a rincorrerlo. Un osservatore, vittima di una visione appena stereotipata del meridione e dei suoi abitanti, avrebbe potuto scambiare per fatalismo la pignoleria e la flemma con cui la signora ripiegava un giubbino smanicato taglia S. Era invece a ben vedere fiducia ben riposta, dal momento che a riportarle l’ombrellone, esibendosi in un paziente slalom tra le altre autovetture, è stato alla fine l’automobilista della T-Cross arancione, impossibilitata a procedere per l’oscuramento della visuale determinato proprio dall’ombrellone adagiato di traverso sul parabrezza, oltre che per la paralisi del traffico. 

Si è trattato solo di pochi attimi di bizzarria che sarebbero facilmente passati inosservati, nel solito caos del mercato settimanale. L’automobilista si è rimesso al volante della sua vettura, rimasta nel frattempo immobile tra le altre immobili; l’ombrellone è tornato al suo posto, a fare ombra ai capi di abbigliamento; la mercante ha ripreso ad allenare l’ugola controvento. Il vento, per il momento, fingeva moderazione.