Ciò che adesso riveli

Arreso all’inverno, negli occhi montagne appena innevate che un tramonto veste di un rosa irreale, tutto è sonno in questo regno in cui avanzi a tentoni. Non sei né più né meno del tuo stesso passaggio. Ricrescerà fittissima la vegetazione che calpesti, perfino l’inverno deve a un certo punto dirsi sconfitto. È così che si rinasce, forse l’estate è solo una biglia di vetro multicolore dimenticata da qualche parte nei dintorni. 

La libertà di non avere opinioni apre strade varie proprio dove continuavi a sbattere. Il muro non c’è più e non sei tu ad averlo abbattuto. Ti sei liberato delle opinioni e ora sai che ogni strada sarà infallibilmente giusta. Ne rimiri il ventaglio e fai in modo di non scegliere, confidando che il caso ne sappia più di te. 

Non appartiene al sonno la notte visitata da sogni che la fanno tremare. Puoi notarne in trasparenza la folle energia vitale, a cui si abbevera il mondo così ansioso di rinascere. 

Eppure a volte bisogna graffiare, strappare alla compostezza il suo piedistallo, fare spazio e lasciare che emerga quello che nelle profondità per molto tempo è montato senza trovare spiragli. A volte bisogna imbrattare, permettere alle forme di farsi da sé, perché possano dire più di quello che avresti voluto dire o forse più precisamente quello che davvero avresti voluto dire. E se ti sembrerà che dicano proprio quello che mai ti saresti permesso di dire, augurati di arrossire, aspira a portare in viso il segno di forze così profonde e vere da non farsi controllare. Portane il vessillo: non sono più quello che nascondevi, sono ciò che adesso riveli.