Non lasciava trasparire affatto quanto si andava discutendo in penombra nel teatro della sua interiorità rigogliosa, pur essendo oltremodo discordi le voci del consesso che lo abitava.
Restava impassibile, a sé stesso marginale, mentre i pensieri generavano retropensieri e, se gesti si compivano, a compierli erano i più remoti tra i sogni che il risveglio aveva cancellato dalla memoria, ma che nella carne respiravano ancora. Gli sembrava allora di poter uscire da sé stesso e osservare come estranea la propria figura, tanto più molteplice quanto più si voleva una; di essere lì e, nello stesso istante, in dissolvenza altrove.
(Foto di Michele Gusmeri)
